L’IA non serve per sostituire il nostro lavoro, neanche di informatico.
Noi informatici siamo “piloti” della IA, diamo indicazioni per produrre un artefatto tecnologico secondo i desiderata dei nostri clienti.
Riceviamo un semilavorato che però poi dobbiamo raffinare usando le nostre competenze da software-engineers, le nozioni scientifiche che le accompagnano. Dobbiamo strutturare il prodotto in modo tale che sia successivamente modificabile e manutenibile, nonché facilmente usabile dai clienti finali.
I software engineers possono, grazie alla IA, concentrarsi su valori differenti, senza più perdere costose ore di sviluppo standard che obiettivamente valeva la pena automatizzare.
Le IA in sostanza hanno svolto per noi lo stesso ruolo che le macchine robot da catena di montaggio hanno avuto nei confronti degli operai: liberarci dei lavori più noiosi e ripetitivi.
Il resto lo facciamo noi, il prodotto porta la nostra dedizione, la nostra firma, la nostra umana attenzione.
Ciò che esce dalle nostre “fucine” ha un valore aggiunto maggiore di una volta, perché risolte dalla IA le questioni meramente meccaniche del software, garantendo tramite analisi automatizzate che procedure e flussi funzionino come previsto, noi ingegneri ci dedichiamo ai contenuti business. Ci dedichiamo pienamente alla mission che il cliente ci ha chiesto di implementare.



























